Qualche giorno fa, durante un percorso di coaching, una persona mi ha raccontato una sensazione che conosciamo in molti.
“Ho l’impressione che chi mi sta intorno continui a vedermi come ero anni fa.”
Mentre ne parlavamo, mi è venuto in mente che a volte conserviamo degli altri una fotografia sbiadita dal tempo. Il bambino timido (che oggi ha 60 anni), la ragazza insicura (che fino ad ora ha vinto più battaglie di quante ne abbia perse)…e poi, l’amico impulsivo, il collega inesperto (che, senza rendersene conto è diventato il punto di riferimento di tutti in azienda).
Gli anni passano, le esperienze lasciano tracce; le persone imparano, soffrono, cambiano, maturano. Eppure ci rimane impressa quella esperienza che ha fissato una fotografia indistruttibile di noi o di qualcun altro.
Forse è questo uno dei modi più silenziosi con cui nasce il pregiudizio che non è soltanto un giudizio elaborato senza conoscere i dati di realtà ma anche ciò che alimentiamo affidandoci alla presunzione di sapere già chi abbiamo davanti.
Non accade soltanto con gli altri. Succede anche con noi stessi.
Quante volte continuiamo a definirci attraverso un’immagine che non ci rappresenta più? “Non sono capace”, “non sono portata”, “sono sempre stata fatta così”.
E se quella fotografia fosse ormai solo un ricordo? Se nel frattempo fossimo diventati altro? Forse crescere non significa diventare una persona diversa ma significa avere il coraggio di guardare ciò che siamo: noi stessi e gli altri con i percorsi, le esperienze, le possibilità che abbiamo scoperto vivendo e che ieri non potevano ancora prendere consistenza.
Una fotografia cattura un istante; una persona, invece, è una storia in continuo movimento.
Probabilmente, uno degli atti più rispettosi che possiamo compiere verso noi stessi e verso chi ci circonda, è affermare la possibilità di cambiare, di sorprenderci, di non coincidere per sempre con l’immagine che conserviamo in quell’album datato.
Forse la domanda da porci non è: “Come posso diventare una versione migliore di me?” ma: “Sto guardando me stesso e gli altri per ciò che siamo oggi, oppure attraverso una fotografia scattata molti anni fa?”.
Probabilmente se non attualizziamo quella immagine, ci stiamo perdendo il meglio di noi e degli altri.
