Quando il rientro fa silenzio…

Questa mattina i ragazzi rientrano a scuola dopo le feste natalizie.
La prima ora di lezione inizierà con un minuto di silenzio per la tragedia in Svizzera.

Sarebbero potuti tornare elettrizzati per raccontarsi come si sono divertiti durante le feste ed invece… tutto è ammutolito da una realtà di morte.

Ogni inizio orienta. Come quando entriamo in una casa sconosciuta e, ancora prima di capire dove siamo, l’ingresso imprime in noi una prima impressione su qualcosa che verrà dopo: la luce, l’odore dell’aria, il suono dei passi, come sarà l’accoglienza. Non sappiamo ancora se ci sentiremo a nostro agio, ma intuiamo che quel primo impatto influenzerà il tempo che seguirà. Così sarà anche per i nostri ragazzi con i giorni che ricominciano dopo le feste.

Un rientro segnato dal silenzio è un inizio che pesa, che chiede di rallentare, di non soffocare tutto con il rumore delle consuetudini. Il silenzio può diventare uno spazio di riconoscimento: non spiega, non consola, non risolve, non è vuoto né assenza.

Per i ragazzi, quel minuto non sarà solo memoria di una tragedia lontana che avrebbe potuto colpire loro stessi e che ha fatto a meno di un pezzo di storia ancora tutta da scrivere, cancellata ancor prima dell’alba. Sarà l’incontro con un limite che non sempre si può accettare se non subendolo inermi: a volte la vita può interrompersi senza preavviso.

Anche per gli adulti è un tempo delicato. Educare, affiancare la crescita dei più giovani, in questi momenti, non significa riempire il vuoto con discorsi rassicuranti, ma saper restare accanto, custodendo il silenzio come presenza. Per una volta, faranno silenzio rimproveri e giudizi per offrire uno spazio in cui le emozioni possano esistere senza essere controllate.

Oggi la scuola sarà qualcosa di più e sarà in grado di rappresentare quell’area in cui il rispetto per i più giovani è sacro, in cui tutte le esperienze assumono un valore extra, nel bene e nel male ma tutte condivise e scolpite tra i banchi in cui, sedere insieme, a volte vuol dire anche condividere il peso delle ferite del mondo: con consapevolezza, rispetto e umanità.


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