E se sbagliassi?

Quante possibilità abbiamo lasciato andare non perché non le desiderassimo abbastanza, ma perché non eravamo sicuri?

Sicuri che fosse il momento giusto, sicuri di esserne capaci, sicuri che ne valesse la pena, sicuri, soprattutto, di non sbagliare.

Cerchiamo spesso nella sicurezza una garanzia prima di decidere. Vorremmo sapere in anticipo che quella scelta funzionerà, che non perderemo tempo, denaro, occasioni, relazioni. Che non avremo rimpianti.

Ma una garanzia del genere non esiste. E forse diventare più sicuri non significa affatto imparare a scegliere sempre bene: significa imparare a scegliere anche quando non possiamo sapere come andrà.

C’è una differenza enorme.

Se abbiamo poca fiducia in noi stessi, ogni decisione sembra dover dimostrare qualcosa sul nostro valore: se riesco, allora sono stato bravo; se fallisco, significa che non sono abbastanza capace.

E così una scelta diventa molto più pesante di ciò che è.

Non stiamo più soltanto decidendo se accettare un lavoro, iniziare un progetto, investire del denaro, lasciare qualcosa che non ci appartiene più o provare una strada nuova. Stiamo mettendo alla prova noi stessi. Ed è proprio per questo che la paura di sbagliare può immobilizzarci.

Eppure una decisione sbagliata non dice necessariamente che siamo incapaci di decidere. Dice che abbiamo deciso con le informazioni, le possibilità, i desideri e le risorse che avevamo in quel momento.

Poi la realtà ha risposto qualche volta come speravamo, qualche volta no.

La fiducia in noi stessi comincia forse proprio qui: non dalla certezza del risultato, ma dalla consapevolezza di poterci confrontare con ciò che accadrà.

Possiamo correggere, cambiare strada, imparare.

Possiamo perfino riconoscere: “Ho sbagliato”, senza che quell’errore diventi una definizione di noi.

Anche le opportunità hanno bisogno di spazio

A volte diciamo che non abbiamo avuto occasioni. Qualche volta è vero.

Ma altre volte le occasioni ci sono passate accanto e noi non eravamo disponibili a riconoscerle perché aspettavamo condizioni perfette oppure non avremmo voluto lasciare nulla ma solo aggiungere…

Più tempo, più denaro, più esperienza, più certezze, più coraggio, anche se da quella scelta avremmo potuto recedere senza danni.

Il problema è che alcune opportunità non arrivano quando siamo pronti: arrivano e basta. Coglierle non significa lanciarsi senza riflettere. Significa riuscire a distinguere la prudenza dalla paura.

La prudenza osserva, valuta, misura il rischio. La paura, invece, qualche volta continua a chiedere nuove garanzie anche quando abbiamo già abbastanza elementi per decidere.

La prudenza ci aiuta a utilizzare ciò che abbiamo, a stabilire le priorità, a poter rinunciare e decidere che vale la pena rischiare, a rimanere determinati nel procedere seguendo il proprio sogno.

l sano realismo ci allena non a diventare infallibili, ma a diventare più liberi e, come tali, più lucidi, senza inutili pressioni o condizionamenti.

Possiamo imparare a progettare il futuro senza pretendere di controllarlo; possiamo prendere decisioni con maggiore chiarezza senza aspettare che scompaia ogni paura, a riconoscere le nostre capacità senza trasformarle nella pretesa di riuscire sempre; riusciamo a potenziare le risorse — economiche, personali, relazionali — che allarghino progressivamente lo spazio delle nostre possibilità.

E soprattutto possiamo smettere di aspettare quella sicurezza assoluta che dovrebbe finalmente autorizzarci a vivere.

Perché forse la vera sicurezza non è poter dire: “So che andrà bene” ma riuscire a dirsi: “Non so come andrà. Ma so che, qualunque cosa accada, potrò decidere ancora.”


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