Diventare mamma e papà

Teatrino domestico, ore 20.15 Cena in cucina

Il papà: “Non capisco perché non ti decidi. Hai 25 anni. Devi scegliere una strada stabile”.

La figlia: “Papà, non è che non mi decido. Sto cercando di capire cosa mi piacerebbe diventare e che cosa mi rappresenta di più”.

La mamma: “A 25 anni io avevo già te e tuo fratello e tuo padre lavorava già da da quando ne aveva 20”.

La figlia: “Lo so. Ma sono altri tempi… “ Silenzio…

Il papà guarda altrove. E’ confuso. Ha paura che la figlia resti indietro, che sbagli, che soffra. La mamma è agitata al pensiero che perda occasioni e che se ne pentirà.

La figlia rompe il silenzio:

“Ho continuamente paura di scegliere solamente per non deludervi”.

Per il papà, la stabilità è, quasi sempre, un contratto a tempo indeterminato: la prova che si è al sicuro, capaci di progettare un futuro, di proteggere se stessi e gli altri… e di poter acquistare casa.

Per la figlia, la realizzazione è la condizione per sentirsi “intera”, soddisfatta in tutto, con il rispetto di sé, realizzando un modello di vita in cui riconoscersi.

In realtà stanno difendendo i loro bisogni profondi, i ruoli differenti, il proprio posto nel mondo. Due paure diverse: il genitore teme le cadute, l’instabilità, gli ostacoli e tenta di contenere, controllare, sostituire; il giovane teme la perdita di autenticità, l’incoerenza e spesso si ribella appellandosi ad una mancanza di fiducia nelle proprie capacità.

Forse, noi genitori dovremmo limitarci ad essere presenti senza prevaricare, senza insegnare, senza esibire la conoscenza totale delle leggi della vita, senza tradire sogni, aspirazioni, futuro…

Sarà bene allenarsi, sin da quando i figli sono piccolissimi, ad ascoltarli con mente libera e cuore aperto, senza tentare di costringerli a somigliarci.

L’appartenenza a se stessi, il rispetto verso un orizzonte differente dal nostro, la fiducia nelle loro possibilità, il riconoscimento dei loro successi, trasformano la funzione genitoriale da normativa in affettiva, riflessiva e la quotidianità diventa uno spazio di pensiero fertile e affascinante.

I nostri ragazzi, giovanissimi o meno, non ci chiedono contrapposizione ma costruzione di senso; cercano una profondità dei rapporti familiari che non richiede l’assenza di conflitto quanto la capacità di attraversarlo senza inter-rompere l’appartenenza.

E’ un vivere insieme sicurezza e volatilità, memoria e futuro, radici e distanze in movimento in una continua evoluzione.


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