Questa mattina, durante la mia consueta colazione alla Flaca, il bar sotto casa, il mio amico Fabrizio mi ha mostrato sul cellulare le foto di un resort sul mare, in Brasile.
Un luogo da cartolina, di quelli che sembrano racchiudere in sé la promessa di una vita migliore. Forse il più ricorrente dei desideri: partire, cambiare tutto, ricominciare altrove. Con rispetto gli ho suggerito di iniziare a immaginare anche scenari possibili, trasformazioni realizzabili, piccoli cambiamenti capaci di migliorare la vita, anche senza doverla stravolgere.
Una signora, che nel frattempo ascoltava con interesse, è intervenuta:
“Ci vuole coraggio a stravolgere la propria vita, certo. Ma ci vuole anche coraggio ogni giorno per vivere ciò che si è, tenendo insieme dovere e piacere, concretezza e sogni.”
Poi, dopo essersi complimentata per la qualità del cappuccino appena servito, si è congedata con una frase potente:
“Ci vuole coraggio anche per restare!”
Vado o non vado.
Lascio il mio lavoro o rimango in una comfort zone che mi protegge ma mi limita.
Lascio la casa in città per un luogo più salubre, più lento, più umano.
Continuo lasciando che le cose vadano come sono sempre andate oppure apro finalmente il cassetto dei sogni.
Ma richiede molto coraggio anche restare.
Serve coraggio per tenere in piedi una relazione in cui i sentimenti si sono spenti.
Serve coraggio per rimanere in un lavoro che non accende più alcuna passione.
Serve coraggio per non chiarire una situazione che da anni si trascina tra incomprensioni e silenzi.
Serve coraggio per convincersi, giorno dopo giorno, di avere ragione, pur di restare a galla nell’adorazione di sé e non ascoltare davvero le ragioni dell’altro.
Il coraggio di cambiare chiede umiltà, chiede accettazione del rischio, chiede una profonda tenerezza verso se stessi e una buona dose di fiducia nelle proprie possibilità.
Il coraggio di restare, invece, si alimenta della capacità di svalutare la realtà pur di non affrontare il cambiamento, di stringere i denti per reggere l’immobilità e talvolta confonde la debolezza con l’eroismo.
Forse il punto vero non è stabilire se sia più coraggioso partire o restare,
ma interrogarsi con onestà su quale coraggio dobbiamo richiamare per sentirci più vivi.
Perché non ogni partenza è libertà e non ogni permanenza è fedeltà.
A volte, restare è una scelta consapevole e piena; altre volte è solo paura travestita da resistenza.
E distinguere le due cose…
ecco, sì.
Quello richiede davvero coraggio.
